43) Ferrari. Critica alla metafisica.
Giuseppe Ferrari afferma che la metafisica si pone fra la
religione e la scienza: ma se la favola religiosa ha almeno il
pregio di ottenere un vasto appoggio popolare, la metafisica 
solitaria e sterile.
G. Ferrari, Filosofia della rivoluzione (pagine 109-110).

La metafisica non sapeva neppure rendersi ragione della propria
sterilit, perch si sapeva solitaria senza sapersi estranea alla
scienza e condannata a starsi inutile tra la scienza e la
religione. Quando i metafisici parlano della loro propria
impotenza, vaneggiano: accusano la bassa plebe dei mortali, a loro
dire, incapaci di reggere all'altezza dei loro concetti; si dicono
esseri privilegiati, sfoggiano i lunghi studi, il linguaggio
tecnico, la sottigliezza perseverante del riflettere, e van
superbi della loro solitudine. Miseri pretesti. La metafisica
aspira al dominio del mondo, tale  la sua pretensione; se non
vince la religione,  vinta; perch dunque la vediamo eternamente
sconfitta? Perch il popolo non l'intende? Spetta ad essa di
giungere fino al popolo, il quale reca in atto le teorie dei
fisici pi sagaci, dei matematici pi astrusi. Accordasi che la
metafisica deve essere coltivata dai metafisici, come la chimica
dai chimici; si lascia ad ogni dotto il monopolio inevitabile
della sua specialit: ma si obbedisce, si accettano le invenzioni,
si applicano le pi difficili scoperte. Perch non si applica la
metafisica? Essa non  n pi difficile, n pi complicata della
religione, reclama minore studio, ma non  positiva come la
religione, e deve rimanere nel vuoto. Questo le dissero a buon
diritto in due lingue diverse i teologi ed i fisici.
I Padri l'accusarono per tempo d'esser varia, inconsistente,
contraddittoria nei suoi sistemi; dicevansi unanimi essi per la
fede infallibili, mentre le scuole filosofiche predicavano or
l'acqua, or l'aria, ora il fuoco, ora l'idea, or l'essenza, senza
tregua n posa, alle loro mutazioni. Che poteva rispondere la
metafisica, condannata ad un continuo errare dai suoi capi, sempre
solitari, senza tradizioni, confinati nelle antinomie, le quali
spingevanli a cercare un vero ch'era impossibile a scoprirsi? I
Padri, i dottori, i teologi muovono a nausea quando vogliono
trarre dalle variabilit delle opinioni filosofiche la necessit
di accettare la lor favola; sono strani quando si pretendono
infallibili per ci stesso che altri erra, quando si vantano
esenti da ogni contesa, da ogni incertezza, essi condannati a
contese eterne, e rappresentanti di seguaci che si maledicono, si
combattono e si abbruciano a vicenda: ma resta incontestabile, che
la favola religiosa riunisce le moltitudini, il suo variare fa
variare i popoli, il suo lottare fa spargere il sangue, le sue
modificazioni modificano la civilt; in una parola, rimane
incontestabile, che la religione  sociale, la metafisica
solitaria.
Grande Antologia filosofica, Marzorati, Milano, 1975, volume
ventitreesimo, pagina 736.
